{"id":118,"date":"2024-05-22T10:54:32","date_gmt":"2024-05-22T10:54:32","guid":{"rendered":"https:\/\/giancarlogelsominoarte.com\/?page_id=118"},"modified":"2025-01-21T07:23:32","modified_gmt":"2025-01-21T07:23:32","slug":"2007-testi-critici","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/giancarlogelsominoarte.com\/en\/2007-testi-critici\/","title":{"rendered":"2007 TESTI CRITICI"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-group alignwide has-global-padding is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-group alignwide is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\" style=\"padding-top:var(--wp--preset--spacing--20);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size\">GIANCARLO GELSOMINO <\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide\"\/>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size\">Testi critici per la mostra <em>Le tue mani su di me<\/em> 2007 <\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group alignfull has-large-font-size has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-3317f9b0 wp-block-group-is-layout-constrained\" style=\"padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-right:var(--wp--preset--spacing--50);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--50)\">\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size\" style=\"line-height:1.8\">GIUSEPPE MARCENARO <br><a href=\"#Francesco-Denini-Testi-Critici\" title=\"\">FRANCESCO DENINI<\/a> <\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group alignfull has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-c7a42c40 wp-block-group-is-layout-constrained\" style=\"margin-top:0;margin-bottom:0;padding-top:var(--wp--preset--spacing--20);padding-right:var(--wp--preset--spacing--50);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--20);padding-left:var(--wp--preset--spacing--50)\">\n<div style=\"height:11px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group alignwide has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-a23013b0 wp-block-group-is-layout-constrained\" style=\"padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);line-height:1.6\">\n<p style=\"line-height:1.7\"><strong>GIUSEPPE MARCENARO<\/strong> <br>Critico d&#8217;Arte e Giornalista Professionista <\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-style:normal;font-weight:400;line-height:1.7\"><br><br><em>I rebus dell\u2019 Artista<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">Vado sempre pi\u00f9 convincendomi dell\u2019inutilit\u00e0 delle parole scritte o dette davanti a un quadro. L\u2019opera sussiste in quanto tale e una artista vale per s\u00e9, al di l\u00e0 ogni qualsivoglia collocazione \u201cstorica\u201d o \u201ccritica\u201d. E adesso, come, una nemesi, contraddicendomi, scrivo un testo in omaggio a un artista. \u00c8 una nemesi che mi sono cercata, da quando ho preso a guardare la opere di Gelsomino con occhio (e sentimento) diversi.<br><br>Ci\u00f2 che ci distoglie da un artista non \u00e8 la sua opera o la sua persona \u2013 se l\u2019artista \u00e8 un nostro contemporaneo \u2013 piuttosto la nostra disattenzione. Generazioni di artisti sono rimaste sullo sfondo no perch\u00e9 l\u2019opera loro mancasse di volare intrinseco. Semplicemente perch\u00e9 era basso il livello di attenzione che i contemporanei vi avevano riservato.<br>Il valore di un artista \u00e8 poi imperscrutabile, ha spesso difficili termini di paragone. Non credo, guardando la produzione di un artista, si possano inventare fittizie definizioni: innovatori, rivoluzionari, imitatori, continuatori, eccetera. Cos\u00ec come obbligatoriamente sembrerebbero dovervi essere supposte ascendenze, scuole, filoni, eccetera.<br><br>A me interessano quegli artisti che interpretano \u2013 a costo di giocarsi la vita \u2013 il proprio tempo, facendo confluire nelle loro opere le contraddizioni della contingenza in cui la sorte li fa vivere. E su queste contraddizioni sedimentano l\u2019esperienza della propria esistenza: i dipinti antichi e moderni, le tracce di vita remote e prossime, le felicit\u00e0 e le sventure, i libri letti appassionatamente, le contrariet\u00e0 e anche quel tanto di mistero inspiegabile che c\u2019\u00e8 nel comportamento delle persone, magari a un primo acchito, secondo un giudizio impreciso, da considerarsi estranee al proprio mondo e scoprir poi che si trattava di un abbaglio viziato da una affrettata quanto superficiale impressione.<br><br>L\u2019opera di un artista \u2013 coniugata ovviamente al talento \u2013 a questo punto \u00e8 capace di dirci molto di pi\u00f9 con il suo ineffabile silenzio i quanto possano imbonirci, cercando di convincerci, squadroni di \u201caddetti ai lavori\u201d. Come l\u2019artista \u00e8 solo con l\u2019opera nel suo divenire, cos\u00ec chi ha contempla compiuta \u00e8 solo con se stesso: uno la riflessione dell\u2019altro, in un gioco di rimandi-emozioni e di suggerimenti non detti. E l\u2019opera frapposta come uno specchio oscuro che emani enigmi.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">Moltissimi critici e \u201caddetti ai lavori\u201d hanno scritto e testimoniato il valore di Giancarlo Gelsomino. Che io riconfermi il giudizio \u00e8 tanto pleonastico quanto marginale. A me dell\u2019opera di Gelsomino interessa, come ovviamente la intendo io, il groviglio creativo, la \u201cnarrazione\u201d emozionale che in me riesce a suscitare. Non perch\u00e9 trovi difficile aiutarmi con i canonici riferimenti. <br><br>Piuttosto perch\u00e9 l\u2019originalit\u00e0 sua sta proprio nel volersi impuntare a tutti i costi nell\u2019epoca nostra con la propria traccia artistica, insistita, frenetica, quasi ossessiva e, fortunatamente, poetica. E per mezzo di questo cerca d\u2019andare alla radice del senso delle cose. Io credo ce Gelsomino dipinga non per \u201cprodurre\u201d delle opere d\u2019arte, n\u00e9 per chiedersi perch\u00e9 il mondo sia fatto in un modo giusto o sbagliato. Lavora con convinzione perch\u00e9 al fondo del suo scavo esistenziale deve germogliare ogni girono, assillandolo, il pi\u00f9 esaltante e sorprendente quesito, che non \u00e8 n\u00e9 filosofico, e neppure esistenziale. Semplicemente la sconcertante meraviglia del fatto che sia capitato a lui, proprio a lui, di dover aggiungere misteri al mondo. <br>Perch\u00e9, a ben guardare, un artista che dia testimonianza della propria presenza, non svela nulla che sia dentro all\u2019astrale pensiero che \u00e8 impossibile pensare. Permea, con le sue opere, la nostra esistenza con ulteriori trappole sublimemente ingannevoli, capaci di aumentare la nostra ansia davanti al mistero di cui siamo a un tempo creatori e vittime. Colpevoli e innocenti di un delitto, irrisolvibile come la pi\u00f9 complicata sciarada o il pi\u00f9 intricato rebus.<br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">Sono arrivato al punto. Per quel che possa contare. Cosa sono per me le opere di Gelsomino. Appunto la sciarada dei tempi e i rebus dell\u2019esistente. Misteri che si devono decrittare, sussurrati talvolta in maniera roboante ed eccessiva. Ma non aspettiamoci da lui, dall\u2019esecutore, una traccia per svelare l\u2019<em>ensemble<\/em> creativo. Sono certo che Gelsomino potrebbe aiutarci a capire, indicandoci una strada sensibile per agguantare le tracce sovrapposte delle sue crete forme, proporci una ipotetica \u201clettura\u201d di un suo dipinto. Non fino all\u2019estremo, per\u00f2. Tanto per lui, e soprattutto per chi i suoi dipinti contempla, sussister\u00e0 \u201cun resto\u201d, una zona d\u2019ombre, un sottile sentiero di imponderabilit\u00e0 che ci indurr\u00e0 ad andare oltre il senso medesimo dell\u2019opera compiuta. <br>Questa \u00e8 l\u2019avventura di sorprendere il \u201cquid\u201d che sta sospeso tra l\u2019opera d\u2019arte e il mondo che l\u2019ha prodotta, ma che di quel mondo non fa parte, facendo ad un tempo parte di diritto. Appunto il mistero, l\u2019integrale aggiunto che non esisteva prima del suo compimento sotto forma di colore.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">In quel \u201cresto\u201d ha cercato pi\u00f9 volte di entrare. Perch\u00e9 l\u2019impatto provato per la bellezza di un\u2019opera considerata riuscita, ne sono certo, non basti neppure a Gelsomino. A testimoniarlo \u00e8 sufficiente il suo impegno totale e totalizzante nei confronti delle materie che si fanno arte. Non soltanto dipinto, ma anche scultura, oggetto \u201cd\u2019affezione\u201d, forma bizzarra, millimetrica ostinazione, orologeria celeste\u2026 in pi\u00f9 il consapevole stupore dell\u2019artista davanti a qualcosa che \u201cha creato\u201d. Che no esisteva. E di cui soltanto Gelsomino pu\u00f2 sapere passabilmente donde venga. Ma l\u2019autore medesimo \u00e8 anche vittima consapevole del suo rebus, della sua evocata Sfinge che gli impone l\u2019enigma non svelabile.<br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">In quella zona d\u2019ombre che si autosuscita dalle proprie opere, Gelsomino ripercorre i suoi miti, le aberrazioni della memoria, le esaltazioni e le cadute. Opere come catarsi nelle quali confluisce l\u2019esperienza contemplata come una visione, custodita in maniera quasi gelosa. Dosata nei registri della rappresentazione. Sono allusioni per farci intuire il senso e il significato di una ossessiva ricerca, il senso di se medesimo attraverso la \u201cproduzione\u201d artistica. Sono i suggerimenti, i simboli, per farci scorgere ci\u00f2 che ha voluto configurare nella sua indagine.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">Per queste ragione riconfermando ci\u00f2 che dicevo all\u2019inizio, e di pi\u00f9 me ne rendo conto proseguendo nella scrittura, capisco che le opere di Gelsomino potrebbero veramente far a mendo di un testo allusivo a chiss\u00e0 quale verit\u00e0 o svelamento.<br><br>Secondo me no importa se queste opere figurativamente trattano di storie dissolte o fantomatiche. Il loro carattere \u00e8 sempre quello di un\u2019evidenza visiva, tattile, come se, opera dopo opera, in una \u201cnarrazione\u201d progressiva, ci inducessero a passare con l\u2019occhio e con i polpastrelli su una superficie che vuole dichiararsi per se stessa, prima e al di l\u00e0 di ogni significato.<br>Credo che per Gelsomino il senso della superficie, nei vuoti e nei pieni, sia una specie di guida occulta nel continuo vagare verso la direzione esistenziale da prendere. E deve essere questo uno dei piaceri o dei tormenti dell\u2019artista, i medesimi congeniali ai nomadi portati sempre a percorrere sentieri tortuosi, con percorsi punteggiati da esplosioni che \u201cricostruiscono\u201d e \u201cfanno rivivere\u201d, recati dal vento e dal ricordo, le vicende antiche coniugate a quelle contemporanee: evocanti storie, dettagli, aneddoti, accenni, colori\u2026<br>Questo procedere fa produrre a Gelsomino opere d\u2019arte attraverso il tempo, avanti e indietro, nell\u2019illusione certa di rinvenire, ritrovandolo, il segno primordiale coniugato a quello futuribile. Una progressione che sta tra l\u2019infantile e il meccanico. Proprio come se la pittura fosse il risultato di oliatissime, sottili e oscillanti ruote dentate di un orologio universale. Opere cadenzate, chiuse, esplodenti in se stesse.<br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">Come lo immagino io Gelsomino si muove da nomade della pittura. Penso che, al di l\u00e0 di quanto d\u2019antico o rivoluzionario o eccentrico possa significare per lui il termine <em>nomade<\/em> \u2013 come suono e significato \u2013 gli evochi immagini di bont\u00e0, di gente inerme, di uomini votati esclusivamente alla cura del proprio viaggio. Andare per andare. Il nomade \u00e8 colui che sguscia dalle maglie del controllo, colui che evade, si sottrae alla persecuzione. Nelle opere di Gelsomino c\u2019\u00e8 un tocco di lieve santificazione per quest\u2019uomo che fugge e si emargina; l\u2019idealizzazione di qualcuno che si fermi estatico davanti alla misteriosa e coinvolgente sacralit\u00e0 dell\u2019universo. La blanda consacrazione di ombre che hanno difficolt\u00e0 a guardarsi vivere. Ingannate dal rovello dell\u2019esistente. Vittime non di una incontrollabile e sovrana premeditazione, ma di una condizione.<br>Ci\u00f2 che \u00e8 non \u00e8 altro che ci\u00f2 che \u00e8.<br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">Curioso quanto i rovelli nelle \u201ccreature\u201d di questo artista, adducendoci i rebus annidati nei \u201cresti\u201d, nelle zone d\u2019ombre cui prima facevo cenno, ci portino verso la giacitura della terra, verso idealizzati deserti primordiali, gruppi spontanei, pitture primitive, musiche aleatorie, mondi involontari, immagini di folli saggezze popolari.<br>Osservo con qualche sgomento quanto il ritmo imperterrito del tempo si sovraccarichi su queste opere, evocanti ricordi e terrori notturni vissuti con occhi esterrefatti. Scenari inspiegabili alla torva opacit\u00e0 dei nostri tempi. Troppi i nomi di luoghi, di gente, di fiumi, di rovine\u2026 affioranti dai \u201cresti\u201d di questi dipinti. Visioni irte, inaccessibili. Grovigli, intrichi di guerre, conquiste, schiavit\u00f9, desolazioni\u2026 Tale \u00e8 la sovrabbondanza chi ci si sente obbligati a rompere i sigilli dei misteri pi\u00f9 alti. L\u2019impresa \u00e8 irragionevole, rischiosa. Come quella vertiginosa e terrena che si pone un uomo affrontando un viaggio attraverso una terra sconosciuta.<br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">Ritorniamo allo sguardo, alla contemplazione delle opere, alla forma primordiale, al segno irriducibile che depista ogni aspirazione alla conoscenza. Ma come mai vogliamo conoscere l\u2019oltre? Un oltre propone un ulteriore oltre, in una progressione infinita senza esito? La realt\u00e0 golosa vuole espandersi, conquistare quell\u2019oltre che \u00e8 fatto solamente di ombre e polvere. Un vuoto dentro un altro vuoto.<br>E se le opere di Gelsomino fossero la carta geografica, il diario on scritto e sognato, del nostro impossibile viaggio di nomadi moderni? La mappa del nostro andare che si lascia continuamente intralciare da preoccupazioni artistiche? Vivere \u00e8 di gran lunga pi\u00f9 difficile. E semmai uno spiraglio sussiste \u00e8 quello che portiamo inciso dentro al cuore come un tatuaggio che ci rammenta la nostra inadeguatezza. E l\u2019artista documenta l\u2019andare insensato, lo sgomento e i soprassalti, oltre gli stili, oltre le mode, oltre il fastidioso, oltre l\u2019inutile\u2026<br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">Un artista credo raggiunga il suo scopo quando riesce a sommuovere i ritmi dei nostri linguaggi interni. Dei nostri pensieri che non riusiamo a pensare. Trovo nell\u2019opere di Gelsomino la cadenzata ostinazione a uscire del groviglio, a farsi libero dalle ossessioni del mondo. Ammonimento che viene a noi, contemplatori laici. L\u2019opera che viene a noi, contemplatori laici. L\u2019opera sua sembra proporsi come un trip, non surrogato tuttavia da alcol, mescaline, fumigazioni varie e d\u2019altri filtri allucinatori. \u00c8 un\u2019opera capace di idealizzarsi in una realt\u00e0 virtuale che consente l\u2019abbandono all\u2019erraticit\u00e0 del pensiero. Che poi \u00e8 l\u2019esaltante contemplazione, impietosa e dolorosa, della condizione in cui tutti siamo calati.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group alignfull has-base-color has-base-background-color has-text-color has-background has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-5ef3a871 wp-block-group-is-layout-constrained\" style=\"margin-top:0;margin-bottom:0;padding-top:var(--wp--preset--spacing--20);padding-right:var(--wp--preset--spacing--60);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--20);padding-left:var(--wp--preset--spacing--60);line-height:1.7\">\n<p class=\"has-contrast-color has-text-color has-link-color wp-elements-b260432b87c18be248cd770dbcd38d09\" id=\"Francesco-Denini-Testi-Critici\" style=\"line-height:1.7\"><br><br><strong>FRANCESCO DENINI<\/strong><br>Scrittore e Compositore<br><br><br>\u2013 <em>Eclisse, voce del suono<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-color has-text-color has-link-color wp-elements-de95b0865637ba3a4d889ec7d272d771\" style=\"line-height:1.7\">Me la cavo con tre favvanculo, in nome dell\u2019antica amicizia, e un mandato all\u2019ultimo momento; questo, il risultato di una chiamata di Giancarlo Gelsomino, \u2026da un\u2019infinit\u00e0 di tempo eclissato, e riapparso adesso, in data gioved\u00ec 27 settembre 2007 (passo a casa, la sera, con la normale stanchezza di chi lavora), per la sua Eclisse. <br>Si eclissano. Riappaiono. Dalla lontananza si colgono tratti di una nostalgia personale che viene meno quando si ritorna a contattarsi. Qualcosa sempre un po\u2019fallisce nella comunicazione, e pure qualcosa comunque traspare, tra i fumi della \u2018vita allo spiedo\u2019 e i modi dei reduci da chiss\u00e0 qual cataclisma. Questo accade ormai da anni con Gelsomino; diversamente per\u00f2, anche con Wendy. Il titolo con no sarebbe pi\u00f9 azzeccato. Eclisse. Il sole perde la sua luce in virt\u00f9 di un evento per milioni di anni inspiegabile. Perch\u00e9 \u00e8 terribile perdere il sole nel cielo. Per simbolo e inveterata tradizione \u00e8 il padre abbandonico, che lascia un\u2019umanit\u00e0 terrificata, spaventata dal freddo e dai latrati dei cani selvatici e dei lupi, i quali, degne divinit\u00e0 della foresta, legano il loro potere sull\u2019uomo l\u00e0 dove terra e luna si accordano sotto il dettato di Persefone, governante il mondo con i suoi sbalzi d\u2019umore. Dal regno del sotto e del dietro, si solleva un suono di piedi pestati e di elettricit\u00e0, un gemito che si espande e prende alla gola, ai denti, come un terribile pianto di neonato.<br><br>La voce di Francesca si fa elettrico come nei migliori film d\u2019esorcismo, si fa efebica e dolce come la giovanissima Jennifer Connely in Phenomena di Dario Argento, in mezzo a un liquame indistinto di pezzi di corpi, vomito, bulbi oculari e materiale escrementizio. Tutta un\u2019iconologia della notte imperante. Il giorno \u00e8 un inganno paranoide, la calma mascheratura di un complotto bastardo che, trapela il celato dei corvi dei campi di Van Gogh. Ma nulla da fare, con noi figli de non-sole. La consuetudine ci rende calmi, \u2018a noi non ci fregano\u2019. La musica \u00e8 l\u2019evento si compie. L\u2019atto assoluto ha la sua attuazione, la sua causa efficiente (l\u2019assenza del Padre), la causa materiale (l\u2019arco di suono di dieci minuti circa), la causa finale (l\u2019emersione del simbolo), la causa formale (l\u2019assenza del tempo).<br><br>Prometeo spezza il legame ed esplode l\u2019ossessione, il delirio, la melanconia, l\u2019orgoglio e l\u2019immancabile crollo delle energie, il sentore di una ragione che per\u00f2 non sovviene, non basta a sostenere le Erinni. Il sole si fa nero, e siamo peggio che morti, siamo dannati a un cataclisma del nulla che lascer\u00e0 spossati come un elettroshock. Nei cataclismi del parricida-di-massa non manca, per altro, una tipologia rassicurante, nell\u2019iconografia dell\u2019animation darkly e del caroon noir, i Dieter Lumper, Hellblazer, Denis Cobb, Demian, Diabolik, Kriminal, Satanik, Misterious, Mister-X, Raptus, Sadik, Spettrus, Tenebrax, Doctor Davis \u2026tutti mondi dentro l\u2019eclisse di luce. Anche sabato si leggono solo fumetti dark. Il sax si innesta sullo sfondo elettronico, come il piano sul ritmo dei tamburi. Dalla giungla ancestrale a quella metropolitana, non c\u2019\u00e8 che un passaggio di timbro, alberi e grattacieli sono al pari solidali con l\u2019eclisse. Qui gi\u00f9 da noi non c\u2019\u00e8 storia: Dio c\u2019\u00e8 ma non si cura di noi. Quindi, l\u2019eclissiamo, il massino d\u2019effetto poltergeist, tre volte vaffanculo al sole, a via il simbolo emerge. Per altro, era accaduto anche nello Stabat Mater di Wendy, l\u2019impero delle madri l\u00e0 era alla lamentazione del progetto deposto, qua e alla maledizione del dio abbandonico, tutti, padri, madri, figli gridano: \u201cPadre, Padre, perch\u00e9 mi hai abbandonato!\u201d<br><br>Non c\u2019\u00e8 posizione migliore di questa emersione del simbolo. Tirare fuori, vomitare la merda dalla fogne, anche questo \u00e8 arte. Lasciar erompere il simbolo nella sua crudezza e persino nella sua scontatezza. Il sax urla senza vere sorprese? Il ritmo \u00e8 quello del rituale pi\u00f9 ossessivo? Poco importano le sfumature. Libera lo stomaco, e poi si star\u00e0 meglio. (Meglio per l\u2019alcohol, che per anoressia). E qualcosa di brutto \u00e8 comunque meglio del nascondimento, dell\u2019imbarazzo ossessivo. Il sole \u00e8 sparito, cazzo, e noi sian nella peggiore delle merde!<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:90px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GIANCARLO GELSOMINO Testi critici per la mostra Le tue mani su di me 2007 GIUSEPPE MARCENARO FRANCESCO DENINI GIUSEPPE MARCENARO Critico d&#8217;Arte e Giornalista Professionista I rebus dell\u2019 Artista Vado sempre pi\u00f9 convincendomi dell\u2019inutilit\u00e0 delle parole scritte o dette davanti a un quadro. 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