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Era un riconoscere a un tempo il diverso e l\u2019eguale, quel che ci sorprendeva e quel che ci accomunava. Fatalmente, con gli anni, assimilata questa letteratura come parte della nostra giovinezza, noi ci identifichiamo con essa, o almeno, essa si \u00e8 amalgamata con il nostro passato. Ma Giancarlo Gelsomino \u00e8 giovane, sta facendosi il proprio bagaglio di esperienze interiori e, mi dice, trova in queste poesie uniti Guernica e Hopper, le sculture africane e i graffiti australiani, il respiro breve ancorch\u00e8 geniale dell\u2019artigiano a la riflessione filosofica dell\u2019intellettuale. Da anni rimastica dentro di s\u00e9 il significato dell\u2019Antologia di Spoon River \u2013 che egli ama citare con il titolo originale \u201cAntologia delle belle pianure\u201d-, sempre pi\u00f9 immedesimandosi in questa enciclopedia della vita (che \u00e8 tale proprio nel momento in cui costituisce una sequenza di epitaffi) e commentandola con un\u2019incisione simbolica e duecento-quarantatre disegni \u2013 press\u2019a poco quante sono le poesie -. La rilegge con la sua ottica, secondo il suo taglio interpretativo, in una sorta di drammatica elegia che \u00e8 anche un atto di esasperato amore per la sua Genova: citt\u00e0 affascinante, misteriosa e contradditoria quant\u2019altre mai. Il tratto \u00e8 veloce, sferzante a seconda dei casi, percorso da vibrazioni continue, come fosse una scrittura non ancora decifrata o troppo sommaria per essere comunicata in termini di logica: anche l\u00e0 dove l\u2019immagine che ne risulta ha una sua chiarezza naturalistica. <br><br>Qualche volta appare davvero una pioggia di lettere frementi, quasi un\u2019esplosione del discorso che si frantuma, precipita e si ricompone secondo un ordine che non \u00e8 pi\u00f9 quello del linguaggio; ma per lo pi\u00f9 il segno \u00e8 soltanto imitativo rispetto a segni alfabetici: tuttavia mantiene la stessa allusivit\u00e0 corsiva di una rapida pagina di diario. Ogni immagine \u00e8\u00a0 pervasa di quell\u2019eccitazione creativa per la quale l\u2019opera di Gelsomino non si presenta mai con zone morte, bens\u00ec brulicante di espressivit\u00e0. E questo dico non soltanto a proposito dei disegni che commento nell\u2019attuale occasione, ma di tutta la sua produzione: quando raffigurava architetture e visioni urbane a tempi pi\u00f9 lunghi e pacati, vi imprimeva nondimeno il senso di una tensione fantastica \u2013 in quel caso lirica \u2013 che insieme avvinceva e sgomentava. <br><br>C\u2019era gi\u00e0 allora, e tanto pi\u00f9 in questa nuova serie di immagini, quella capacit\u00e0 di trasmetterci un senso di precariet\u00e0 e i allarme che connota tutta l\u2019attivit\u00e0 di Gelsomino e la sua idea dell\u2019arte; anche se niente nelle sue opere \u00e8 vago o sfumato. Nell\u2019una e nell\u2019altra maniera, infatti \u2013 e nelle varie maniere che si possono riconoscere in questa sequenza di disegni realizzata durante alcuni anni \u2013 Gelsomino dimostra una padronanza straordinaria dei mezzi espressivi, quella che si definisce una \u201cmano\u201d singolarmente originale e docile alla spinta emotiva, scorrevole e forte. Ma essa \u00e8 davvero il mezzo; mai vi si legg\u0117 narcisistico compiacimento; la stessa attivit\u00e0 artistica \u00e8 per Gelsomino mezzo di intenzioni \u201caltre\u201d. Nella sua passione \u2013 non soltanto in quello che dice e argomenta, ma appunto in quello che fa come artista \u2013 \u00e8 evidente il disgusto per i formalismi fine a loro stessi, e anche per i concettualismi nei quali l\u2019attivit\u00e0 artistica finisce inerte per rispecchiarsi. Certo, egli sa, come tutti sappiamo, che l\u2019esperienza concettuale, disprezzando la volgarit\u00e0 del puro mestiere, ha insieme difeso l\u2019arte dalle estenuazioni stilistiche; ma va oltre: con un gesto coraggioso e ambizioso Gelsomino riporta l\u2019arte alle sue alte motivazioni, la identifica con il mezzo pi\u00f9 sintetico e intenso per esprimere cose grandi e dare testimonianza morale. Questo egli intende dire; e ha molte cose da dire. Guardo con ammirazione al suo pennello bruciante. \u00a0<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group alignfull has-base-background-color has-background has-global-padding is-content-justification-center is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-b49a12f7 wp-block-group-is-layout-constrained\" style=\"border-radius:0px;min-height:0px;margin-top:0;margin-bottom:0;padding-top:var(--wp--preset--spacing--40);padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--40);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10);line-height:1.6\">\n<p id=\"Dario-Micacchi-Testi-Critici\"><strong>DARIO MICACCHI<\/strong> <br>Critico d&#8217;Arte<br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">Nella vita e nel lavoro di un pittore o di un scultore, per quanto possa aver dipinto o scolpito, e anche nella vita e nel lavoro di un critico d\u2019arte, per quanto possa aver visto e scritto, c\u00e8 sempre almeno un\u2019opera prediletta: e non soltanto per la bellezza plastica e per la qualit\u00e0 morale ma anche per un valore enigmatico che no si riesce a decifrare con le sole ragioni estetiche. <br>Ed \u00e8 un dipinto o una scultura che uno si porta dentro la mente e il cuore per tutta la vita. <br>Certo, uno conosce e ama sempre nuove opere: ma quella \u00e8 l\u00ec, affondata nel profondo dell\u2019io, che manda ininterrottamente segnali inquietanti, angosciosi, di disturbo, di pressanti inviti a gettare scandagli l\u00e0 dove non s\u2019\u00e8 mai messo il piede e tentato un percorso qualsiasi, libero e avventuroso. Wagner nella Tetralogia cre\u00f2 quel fantastico personaggio di Amfortas che ha una ferita che non chiude mai. Pu\u00f2 una pittura, antica o moderna, essere una ferita? Credo proprio di si.<br><br>La visione della gran mole del materiale che Giancarlo Gelsomino mi ha mandato perch\u00e9 provassi a scrivere un testo per il catalogo di questa sua mostra \u00e8 stata per me una rivelazione per il tremendo senso di dolore che viene da una figura umana umiliata e offesa, arsa, bruciata, incenerita, ferita in mille modi, eppure in piedi. Una figura umana che, nella materia del legno e nella forma violentata che ha preso, dichiara il costo altissimo che oggi l\u2019uomo paga per restare umano. Superata la stupefazione per l\u2019identit\u00e0 che da un punto di vista esistenziale lega l\u2019immaginazione tormentata e enigmatica di Giancarlo Gelsomino ai materiali che egli usa per le sue immagini e al modo stesso di e come li tratta col suo metodo feroce e amoroso per arrivare alla ferita: ho sentito salire delle pulsioni ossessive da quel dipinto che da decenni \u00e8 affondato dentro di me. <br><br>Questo dipinto \u00e8 l\u2019altare di Colmar: un grande polittico dipinto, tra il 1512 ed il 1515, per la chiesa del convento di S. Antonio a Isenheim da Mathis Gr\u00fcnewald cos\u00ec fiammeggiante per le vesti rosse e per i gesti di supremo strazio intorno al Cristo appeso che \u00e8 gi\u00e0 notte. Ma non \u00e8 questo sublime Cristo, che espone la violenza subita nella terra desolata, che da decenni giace nel profondo della mia mente e del mio cuore mandando segnali. <br>\u00c8 l\u2019altro Cristo, quello deposto, steso ai piedi dell\u2019altare, di carne verdastra marcia, che \u00e8 trafitto da mille e mille spine su tutto il corpo. Ho provato a contare molte volte queste spine e non sono mai riuscito ad andare in fondo ed a contrale tutte. Gr\u00fcnewald, che le ha dipinte una per una su quel corpo in putrefazione, non so come abbia potuto farlo: forse, per un dolore suo e di tuta la Germania schiantata e ferita, per i contadini ribelli e sconfitti col compromesso di Lutero, per tutto quello di atroce che aveva visto. Certo \u00e8 che il rapporto tra quel corpo di Cristo e la sua mano e la sua immaginazione \u00e8 delirante di dolore, \u00e8 un rapporto di identit\u00e0, un enigma pittorico che nessuno potr\u00e0 mai sciogliere con la sola analisi estetica. \u00c8 questo corpo di Cristo trafitto da mille aculei che mi ha mandato segnali: stai attento, le pitture e le sculture di Giancarlo Gelsomino con tutti i suoi aculei, i suoi detriti fusi nelle forme, il suo nero funebre ed eroico, non hanno nulla in comune con il <strong>selvaggio<\/strong> (tedesco) che \u00e8 di moda e di mercato e nemmeno con il nero dei tronchi bruciacchiati dove lo scultore Nunzio cola il piombo con una raffinatezza funeraria e decorativa assai elegante, volgendo in decorazione \u201cApostoli\u201d guerrieri. Fortissima \u00e8 l\u2019identit\u00e0 poetica e morale dello scultore. <\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">Dietro e dentro di lui c\u2019\u00e8 una cultura forte; ma non \u00e8 uno scultore che ricicla immagini e stilemi saccheggiando qua e l\u00e0, alla maniera dei transavanguardisti onnivori, la miniera inesauribile dell\u2019arte moderna. Proviamo, per cenni, a ricostruire il folgorante percorso di Giancarlo Gelsomino. Comincia, apparentemente come un classico e un osservatore della crisi esplosa nel Cinquecento con la Maniera italiana. Fa disegni analitici assai belli da Andrea del Sarto, Mariotto Albertinelli, Jacopo Pontormo, Leonardo, Michelangelo (la pulitura della volta della Sistina ha rivelato il gran colore manierista di Michelangelo), Pellegrino Tibaldi, Salviati, Muziano, Vasari (e anche da David, Ingres Degas, Picasso). Ma il suo sguardo non si fissa sulla figura intera o sul rapporto critico tra forma e spazio. Non a caso l\u2019occhio seleziona le vesto, i mantelli,\u00a0 la straordinaria immaginazione di pieghe che certi autori del \u2018500 ebbero in una specie di ossessione visiva stralciando il panneggio dal corpo portante. Ecco, la prima grande intuizione strutturale e psichica dello scultore: le pieghe sono monti e catene di montagne, calanchi e valli, anfratti dell\u2019io profondo portati alla luce sul foglio o sulla tela per dire di che \u00e8 fatto un uomo, fosse pure angelico, a transito epocale del \u2018500: un insieme di picchi aguzzi e taglienti e di voragini abissali. Quando dipinger\u00e0 la Virt\u00f9, in realt\u00e0 dipinge dei non-luoghi (nel senso cercato da Jean Dubuffet); dei vuoti, abbandonati spazi dove non ci sono pi\u00f9 virt\u00f9. Tutto il perido splendido dei disegni da disegni \u00e8 una pressa di coscienza in senso anticlassico. L\u2019analisi delle pigche procede contemporaneamente con la presa di coscienza di s\u00e9 come artista in una realt\u00e0 di spaventosa violenza.<br><br>Ecco l\u2019evidenza nuovissima dei materiali dal legno martoriato ai trucioli, dal metallo al nero, dalle spine al fino spinato. \u00c8 possibile che la condizione orrida dei Palestinesi in cerca e in lotta per una propria terra, giorno dopo gironi, abbia orientato la pittura e la scultura, come anche i referenti culturali: dal primo Fieschi purulento al Vedova antifranchista dal Gorky degli aculei dei cactus e delle agonie al Pollock pi\u00f9 esistenziale che arriva al nero per la via di Orozco, Siqueiros e Picasso; dal nero degli abiti e delle notti frugate dallo sguardo allucinato di Beckmann al filo spinato delle trincee della guerra dipinta e incisa da Otto Dix.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ricevuto una sua lettera mentre preparavo appunti e scalette per salire pi\u00f9 in alto e riuscire a vedere la ricchezza e la complessit\u00e0 di questo giovane e novissimo artista. Mi scriveva, fra l\u2019altro: \u2018\u2026Intendo che questo mio agire tra pennelli e scalpelli serva a qualcuno, innanzitutto a chi non ha voce, poi a chi deve attingere coraggio e rabbia per perseverare nell\u2019itinerario della solitudine ed emarginazione (non mi risulta che vi siano altre strade per chi lavora seriamente)\u201d.  Sono parole, queste, formate a forza di scalpello. E mi ricorava di avere letto su un muro della Facolt\u00e0 di Architettura, a Palermo, questa frase: \u201cChi \u00e8 capace di sognare \u00e8 ancora un uomo libero\u201d. Io credo che i sogni pi\u00f9 realistici, quelli che ti fanno saltare sul letto, siano i sogni generati dell\u2019eros e dal dolore anche quando \u00e8 una memoria lontana a sputarli sulla battigia del presente, qui e ora. Giancarlo Gelsomino \u00e8 uno che sogna su una realt\u00e0 feroce e mostruosa: \u00e8 la sua straordinaria e bella energia di artista attuale e senza etichette critiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Verrei chiedere a lui, che ha cos\u00ec forte coscienza degli umiliati e degli offesi, quali sogni potranno mai fare i fanciulli palestinesi o anche quelli neri che non sapevano che ci fossero reticolati nella citt\u00e0 dove hanno potuto lavorare Leonardo e Michelangelo, due per tanti altri italiani e stranieri. Ma la riposta Giancarlo l\u2019ha data: nero di terra bruciata, filo spinato, nero di fuochi, ferrite che non rimarginano. Il qualche immagine con fili spinati che avvolgono pali infissi sul mare o sulla riva nel cielo profondo di un intenso azzurro volano a vortice numeri fatti a china o con i trasferibili: forse, vengono da computers lontani impazziti e non pi\u00f9 controllabili. <br>Ancora una volta un segnale allarmante e un enigma. Anche Osvaldo Licini mandava in cielo lettere dell\u2019alfabeto e numeri e anche qualche angelo ribelle; ma quelli erano lettere, numeri e angeli buoni. Questo di Giancarlo Gelsomino \u00e8 un pulviscolo pauroso che viene da lontano, forse ancora da Cernobyl che in tanti hanno dimenticato o da qualcosa di nuovo che \u00e8 saltato e non sappiamo. Comunque numeri come uncini e come lame, e impazziti e portatori di pazzia. Speriamo che gli \u201capostoli\u201d guerrieri dello scultore\/pittore, infissi nella terra come antichi totem, non li lascino passare. Per tre anni Gelsomino ha lavorato ad un\u2019opera porta il titolo \u201cC\u00e8 chi d\u00e0 i numeri e chi fa gli alfabeti\u201d. Le parole sono false e gli alfabeti corrotti per far violenza all\u2019uomo; ora tocca a infiniti stormi di numeri che da lontane covate di computers migrano in tutti i cieli: ancora allarme ed enigma. Pu\u00f2 la tecnologia informatica produrre ferite? Credo proprio di s\u00ec. Il bastone, la lama, l\u2019arma da fuoco ancora si potevano controllare: la ferita e la morte elettronica di massa, no.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:70px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group alignfull has-base-color has-base-2-background-color has-text-color has-background has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-1e3a208a wp-block-group-is-layout-constrained\" style=\"margin-top:0;margin-bottom:0;padding-top:var(--wp--preset--spacing--40);padding-right:var(--wp--preset--spacing--60);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--40);padding-left:var(--wp--preset--spacing--60)\">\n<p class=\"has-contrast-color has-text-color has-link-color wp-elements-64cbf4927e82a65c3ed045ab231f7c8f\" id=\"Matteo-Fochessati-Testi-Critici\" style=\"line-height:1.7\"><strong>MATTEO FOCHESSATI<\/strong> <br>Curatore e professore di Architettura Urbana<br>Per la mostra al 44 Rosso, circolo culturale gastronomico, Genova<br><br><br>Questa mostra ha il valore di un teorema. E in un certo senso rappresenta una scommessa ed una provocazione. In essa Giancarlo Gelsomino ha inteso vagliare le potenzialit\u00e0 liriche del suo lavoro e porre la questione di una modalit\u00e0 del fare artistico che, in linea con alcune tendenze della pi\u00f9 recente ricerca, affronti l\u2019esigenza di ripartire dalla storia dell\u2019arte. Una scelta operativa che non prevede un incondizionato ritorno alla tradizione n\u00e8 una riflessione interna ai peculiari meccanismi dell\u2019espressione artistica, ma che piuttosto intende circoscrivere un campo di ricerca, in qualche modo definito e storicizzato, in cui sia possibile manifestare direttamente le proprie pulsioni esistenziali. Si tratta pertanto di coniugare il potere evocativo del gesto artistico con un\u2019esigenza di interiorizzazione che, in questo momento storico, non si propone come atto di volontaria autoesclusione, ma come possibile via praticabile per la comprensione dei fenomeni. <br><br>La ricerca di Gelsomino, nell\u2019ambito di queste coordinate teoriche, non ha ancora sviluppato una sua legittima definizione. Come si pu\u00f2 riscontrare in questa mostra, si muove ancora in una fase progettuale. Nelle opere esposte infatti il genere paesaggistico e la tecnica illustrativa sono stati assunti a scopo dimostrativo: per un scelta di poetica che non si conciliava con le caratteristiche del suo lavoro precedente o che comunque necessitava del riepilogo di una pratica operativa, su cui innestare la propria determinazione artistica. E tuttavia, in tale contesto, \u00e8 bene evidenziare come la rottura degli schemi di ricerca sia attenuata dalla persistenza di valori esistenziali che, se in precedenza si esplicavano in una sorta di prolungamento nell\u2019opera del gesto artistico, qui sono dichiarati da confronto con una determinata realt\u00e0 geografica, filtrata nei suoi simbolici dalla rimeditazione su alcune specifiche esperienze artistiche e, pi\u00f9 in generale, dal ricordo della tradizione paesaggistica ligure.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group has-global-padding is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-contrast-color has-text-color has-link-color wp-elements-e0a08b217e7a6a95349abe9f08ebc3ab\">Come si diceva all\u2019inizio, tuttavia, questo corpo di lavoro va inteso peculiarmente nel suo valore speculativo, in quanto la ricerca della qualit\u00e0 appare secondaria rispetto alla evidente di riappropriazione di una tecnica e di un genere, assunti concettualmente come cursori di un\u2019inedita progettualit\u00e0. Queste opere si pongono quindi, essenzialmente, come testimonianze concrete del momento sperimentale di una fase operativa transitoria. E comunque, pur riconoscendo in esse tali caratteristiche e lo stravolgimento provocatorio dei loro limiti, vanno intese al di l\u00e0 un esclusivo valore mentale. La storia di questi paesaggi \u2013 reali, ma immaginari, in relazione alla loro funzione simbolica, e percorsi da un furore descrittivo che, in taluni casi, travolge l\u2019equilibrio dell\u2019immagine \u2013 so trova un suo effettivo collegamento con un preciso contesto fenomenologico. La colonna sonora, integrate la rappresentazione visuale della mostra, pi\u00f9 che fungere da chiave di lettura delle opere, stabilisce infatti una conferma del clima culturale e dell\u2019atmosfera esistenziale, in cui esse sono state progettate e realizzate.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p id=\"Giancarlo-Gelsomino-Testi-Critici\"><strong>GIANCARLO GELSOMINO<\/strong> Novembre 1990<br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"line-height:1.7\">Quando l\u2019occhio riesce a sottrarsi alla visione che lo condiziona, allora si pu\u00f2 ben dire che l\u2019esercizio e l\u2019applicazione a veder meglio comincia a manifestarsi.<br><br>Non \u00e8 poi cos\u00ec scontato ricordare che il nostro sguardo \u00e8 subordinato da ci\u00f2 che dimora in noi e che costituisce la personalit\u00e0 dell\u2019uomo e dell\u2019artista. Dall\u2019informazione sviluppata da chi detiene l\u2019interno panorama dei mezzi di comunicazione, fino alle proprie concezioni, idee, paure, desideri, bisogni, tutto contribuisce a falsificare il nostro vivere. Saper distinguere diventa un\u2019obbligo di coloro che attraverso l\u2019arte intendono riportare la percezione al suo stato originario, finalmente libera da schemi che la alterano, la mutilano e la deformano. Queste le premesse IN BELLO STILE. Due note di accompagnamento: stavo rividendo. G.B. Piranesi, lo sondavo attraverso il lavoro dal titolo \u201cvotami\u201d (presente in mostra), mentre rintracciavo il segno delle \u201ccarceri\u201d e delle \u201crovine romane\u201d, mi sono stati commissionati 20 disegni o tecniche miste; Indubbiamente influenzato dall\u2019uso del pennino e della china ho scelto il percorso dii cogliere istantanee dal vero della terra ligure. Se per Piranesi il Colosseo e gli scheletri dall\u2019antichit\u00e0 costituivano motivo d\u2019intuizione e modo di manifestare un\u2019incommensurabile capacit\u00e0 tecnica, per me, il cielo il verde e il mare da levante al ponente sono diventati spunto di concentrazione e di disciplina: un\u2019 allenamento della mano come esercizio della mente \u00e8 lo studio.<br>&#8211; Sono riconoscente a chi mi ha dato l\u2019opportunit\u00e0 di esprimermi in quello che considero un\u2019 esperimento, un\u2019 occasione di ricerca che solo l\u2019incontro col collezionista attento pu\u00f2 permettere di approfondire. Un tentativo di collaborazione (caro al ricordo della citt\u00e0 nei secoli passati) che tende a colmare l\u2019incancrenita assenza dell\u2019intervento pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p>Come voce di chi opera non temo di passare per noioso se approfitto dell\u2019occasione per sottolineare che: le operazioni culturali sono pressoch\u00e9 inesistenti perch\u00e9 chi si occupa di pittura o scultura, musica o teatro, cinema o video conta meno di chi si dedica alla politica. Coloro che dirigono musei, amministrano biblioteche, scuole, istituti culturali, hanno rilevanza insignificante rispetto a chi controlla aziende o gestisce denaro pubblico o privato.<br>Forese \u00e8 opportuno usufruire di quelle rare possibilit\u00e0 in cui delle individuali personalit\u00e0 dell\u2019imprenditoria offrono al mondo dell\u2019arte e della cultura piccole iniziative in luoghi anomali che possono rivelarsi nel tempo tappe importanti nell\u2019itinerario di un\u2019artista.<br>Presentare dei lavori che sono solo una sfida alla propria maniera d\u2019essere pu\u00f2 benissimo venir interpretato come un semplice esercizio stilistico, ma uno degli scopi dell\u2019\u201dillustrazione\u201d non \u00e8 di chiarire un\u2019aspetto del soggetoo?<br><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:90px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n<\/div>",
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